Basi della Filosofia Ermetica – La Legge del Binario

APPUNTI SULL’ERMETISMO – PARTE SECONDA

L’Ermetismo è il complesso di dottrine filosofiche che si occupano degli aspetti più elevati e per gran parte sconosciuti della psiche umana. Filosofia elevatissima dunque, ma anche insegnamento pratico, in quanto applicabile all’uomo con risultati verificabili, pur se con metodi di indagine sostanzialmente diversi da quelli propri delle Accademie e delle Università.

Ermes è il nome greco che corrisponde al latino Mercurio o Nebo, l’astuto Nume tutelare di commercianti, avvocati e truffaldini, dei quali si credeva esaltasse le doti di . astuzia, sottigliezza e sagacia. In campo filosofico Mercurio fu l’ispiratore della capacità penetrativa più elevata della psiche, I’intermediario celerissimo tra mente e mondo ultrasensibile, dal quale sempre ritornava per offrire all’uomo doni preziosi. Fu detto Messaggero degli Dei, perché gli Dei stanno nei Cieli (da coelo: celare), ossia in luoghi occulti e remoti nei quali i mortali mai riuscirebbero a penetrare, se non per la benevola intercessione di questo Dio misterioso e amico. Gli antichi Egizi lo venerarono sia come Anubi, protettore della buona sepoltura e difensore dell’anima dalle insidie d’oltre tomba, ma anche, e soprattutto, come Thot , Dio della scrittura, ossia della capacità mediatrice della mente di tradurre in linguaggio articolato le sottili vibrazioni del pensiero; o come, dio del Nilo, sacro fiume donatore di vita e di civiltà. Plutarco lo chiamò Ermanubi, il figlio adultero di Nefti e di Osiride, il quale, abbandonato dalla madre crudele, fu allevato amorevolmente da Iside, di cui divenne fedele custode.

Gli antichi Romani lo dipinsero con la testa di cane, per indicarne ieraticamente le qualità vigili e intelligenti (vis canis); o in forma di serpente aggrovigliato a un corpo umano, per caratterizzarne il tipo di forza serpentina e penetrante. Venne anche detto Esculapio, inventore della Medicina e custode della vita; e Trismegisto, ossia tre volte sommo, perché il suo potere si estendeva ai tre Regni della Natura e ai tre corpi dell’uomo (spirito, anima e corpo).

Nella tradizione cristiana Ermes venne rappresentato come lo Spirito Santo, la Colomba messaggera di luce che l’iconografia sacra rappresenta sul capo del Cristo e degli apostoli. Ermete fu il Telema degli antichi Gnostici, il legame tra invisibile e sensibile, tra finito e infinito, tra uomo e Dio. Fu anche il Lucifero portatore di luce, il più bello e potente tra gli Arcangeli, che la volontà divina sprofondò negli abissi dell’Inferno (ossia del corpo), per aver osato donare agli uomini i sacri riti dell’immortalità.

Ermes, Mercurio, Anubis, Nebo, Ermete o Esculapio sono la personificazione, in chiave mitologica, di una facoltà umana sconosciuta e imprevedibile, comune a tutti gli uomini, che si manifesta secondo una scala di valori da zero all’infinito, caratterizzando nella sua massima espressione l’individuo evoluto, integrato, intelligente e capace di poteri straordinari.

Tale facoltà rappresenta il coefficiente di moto assoluto della mente umana, in grado di tutto penetrare, assimilandosi alle cose, così da percepirne l’intima natura e la comune essenza. Tutti, nella loro vita, hanno sperimentato quello stato particolare in cui un lampo di intuizione illumina, come un raggio di sole, gli ordinari processi mentali e nel quale avviene come se il pensiero si dinamizzasse, fino al punto di divenire capace di potenzialità insperate. Il medico alle prese con un caso difficile e che improvvisamente, quasi senza rendersene conto, intuisce la natura di una malattia ancora sconosciuta. Il fisico che non riesce a estrapolate dai dati di laboratorio la legge determinante i fenomeni osservati e che, in un solo istante, percepisce la soluzione del problema. Lo scrittore che nonostante i suoi sforzi immaginativi non riesce a dar vita ai suoi personaggi e che, in pochi istanti, vede scorrere innanzi ai suoi occhi l’intero svolgimento della trama.

È come se la vita psichica dell’ essere umano fosse illuminata, di tanto in tanto, da momenti di particolare lucidità, nei quali il pensiero, svincolandosi da ogni logica, vola libero per abbracciare sinteticamente le cose, stabilendone gli intimi rapporti. Nell’uomo comune questa facoltà straordinaria, quando si manifesta, è di aiuto nell’affrontare i problemi della vita nella famiglia e nella società. Nell’individuo più evoluto, filosofo, scienziato o artista, è la fonte da cui scaturiscono le dottrine più originali, le scoperte più utili e ingegnose, le opere d’arte più sublimi.

Quanto più in alto si leva la ricerca investigativa, tanto più profondi e straordinari sono i contributi dell’Intelligenza Mercuriale al progresso dell’umanità che, nell’Iniziato, raggiungendo il massimo dello sviluppo possibile, assume i caratteri di corpo “volatile”, che gli antichi egizi raffigurarono nell’ Akh (il corpo più “sottile” rispetto al Ka ed al Ba) e, più plasticamente, nell’Ibis, uccello migratore sacro a Thot, che col suo volo maestoso annunciava ogni anno il ritorno dell’inondazione e della fertilità nei campi; e che per analogia i figli di Ermete indicarono con la lettera greca Psi che ricorda, nei suoi tratti semplici, la forma di un uccello.

Questo corpo mobile, ben addestrato, può volare nei Cieli ed entrare in comunione con gli dei, che lo accolgono nei templi consacrati dove si custodiscono le verità eterne, che il sacro Uccello rapisce per donarle all’uomo.

Fuor di metafora, nel tipo umano progredito l’Intelligenza, o Corpo Mercuriale, può raggiungere tal grado di sviluppo da divenire mobile, rapidissimo, mediatore consapevole tra l’uomo e le intelligenze della Natura, esponente avanzato dell’individualità umana e manifestazione più autentica della sua natura divina.

In un solo istante può percorrere distanze infinite, raggiungere mondi lontani, penetrare in altri esseri viventi cogliendone pensieri, sensazioni e stati d’animo; oppure, agendo sulle cause che determinano i fenomeni, modificare la loro fatale realizzazione, influendo sulla materia e mutando o determinando eventi ed effetti fisici.

Tramite il Corpo Mercuriale, tutti i fenomeni definiti supernormali o soprannaturali sono possibili, come la medianità, la telepatia, la chiaroveggenza e la psicometria. Da esso traggono origine i poteri spirituali, dei quali molti si vantano senza realmente possederli. Non resta, a tal punto, che verificare la verità dell’assunto ermetico accertando:

  • se sia possibile all’uomo comune rendere più frequenti e intensi i suoi stati di apertura mercuriale, così da diventare al massimo intelligente, migliorando le proprie doti psichiche di intuizione e le sue capacità di adattamento alla vita sociale;
  • se egli, attraverso un costante allenamento, possa essere condotto a tal grado di sviluppo, da creare un Corpo Mercuriale mobile e intelligentissimo, capace di quello che ho detto e di altro ancora.

Secondo la filosofia ermetica l’Universo, il mondo, l’uomo, tutto quanto è percettibile coi sensi deriva da un solo principio, un’Unica Virtù che Ermete definiva Noùs. Gli antichi sacerdoti, non potendo descrivere con linguaggio umano ciò che è assoluto e inconoscibile, lo raffigurarono con un quadrato che indica, coi suoi lati, le quattro fasi attraverso cui procede ogni atto creativo: essenza, volontà, forza e creazione.

Mentre con il cubo, formato da sei facce quadrate, indicarono la manifestazione simbolica dell’Universo. Essenza, volontà, forza e creazione sono dunque aspetti qualitativi dell’Unica Virtù, o Causa Prima, colti nel divenire del mondo fenomenico; modi di essere dell’unico Fattore, di cui costituiscono la direzione esplicativa, meccanismo segreto di tutte le trasmutazioni, la cui prima manifestazione è data dalle quattro correnti di forza o Correnti Elementari, armoniche e contrarie, che entrano nella composizione di tutte le cose.

Gli antichi Ierofanti rappresentarono il processo di emanazione delle quattro correnti elementari con un Sole, da cui si dipartivano quattro fasci di raggi, definendo lo Sole occulto delle cose, per distinguerlo dall’astro splendente che illumina il firmamento. Le virtù elementari non sono dunque che emanazioni dell’Unica Virtù, quattro raggi del Sole occulto, poiché il mondo non si conosce che per opera di esse, mentre la Causa generante resta nascosta, rappresentandone l’essenza.

Ritornando alla rappresentazione dell’Universo con un cubo a sei facce, si ha che il Principio Generatore, che si trova al centro del solido, non è percepibile qualunque sia il punto di osservazione sulla superficie dei quadrati, rappresentanti le manifestazioni visibili dell’ignoto. Amon (che vuol dire “nascosto”), il dio solare che si è espresso al massimo nel ciclo Tebano, fu detto Dio nero perché animante le cose dall’interno e quindi occulto, nascosto negli abissi insondabili dove la luce solare, determinante il contorno delle cose, non giunge. Questo dio misterioso regna invisibile nei corpi ed è eterno perché, come l’albero si riproduce nel seme, egli si riproduce nelle forme create.

l’Unica Virtù (cioè la Forza che anima ogni cosa, definito anche come Principio Vitale), vera e propria Essenza di tutti i corpi, possiede i termini dell’ermafroditismo divino, assommando le qualità opposte dal cui contrasto scaturisce l’esistente.

Essa è causa generante ed effetto generato, madre e padre, Sole e Luna, albero e seme, riproducendosi in tutto ciò che vediamo, tocchiamo o pensiamo.

Le realtà visibili sono dunque diverse solo in apparenza mentre rappresentano, in effetti, il prodotto dell’Unica Virtù e dei contrari che in essa potenzialmente risiedono e dal cui contrasto ogni cosa viene generata. Poiché nella dimensione sensibile ogni apparenza fenomenica non esiste che per il suo contrario.

Gli animali, gli alberi, i minerali non sono che il prodotto dell’azione di forze opposte, di qualità contrarie, ovvero dei quattro elementi variamente associati a comporre la multiforme realtà dell’ esistente. Si potrebbe concepire la luce, se non esistessero le tenebre; o aver coscienza della bontà, se non vi fosse il suo contrario, la cattiveria? Potrebbero le stelle risplendere nel cielo, se l’oscurità della notte non desse loro risalto? E i campi apparirebbero verdi, se non fosse per il colore bruno delle zolle bagnate di pioggia? È dal gioco di luci e di ombre che ogni immagine si forma, percettibile alla retina nel suo smagliante carosello di colori.

Meditando sul significato di questa legge, si deduce che ogni creatura si differenzia dall’ altra per il coefficiente formale, mentre l’essenza è uguale in tutti gli organismi viventi (sotto un profilo Ermetico si dice che esistono due differenti tipi di Mercurio: quello di Base e quello di Forma. Su questo aspetto si tornerà più avanti, in un prosieguo). Quando un uomo invecchia, il suo modo di concepire l’esistenza si modifica e la vita gli sembra diversa, perché la vecchiaia è per definizione l’età della saggezza, nella quale ogni pensiero viene equilibrato da una valutazione più saggia, dal contemperare i lati diversi di ogni problema, dall’ osservare le cose nella loro obiettività, ossia nell’unità sintetica di bene e male, positivo e negativo.

Si può dire che, con l’avanzare degli anni, i contrasti si attutiscono e la visione della realtà diviene più dolce e tranquilla. Allo stesso modo non esiste un parametro oggettivo di valutazione, che renda • possibile un’interpretazione univoca della realtà, ma un’eterogeneità del modo di considerare l’esistente che può essere superata solo cercando di percepire nelle cose ciò che le accomuna, ossia l’essenza che è la stessa in tutti i corpi.

In ogni uomo batte un cuore che disfa ogni giorno quello che ha creato ed osserva le cose non come sono, ma come il loro spirito, ovvero l’essenza, si manifesta all’anima sua. Questo concetto é fondamentale in Magia, perché sta alla base delle apparenti modificazioni dell’atto copulativo in Natura e della molteplicità delle forme visibili.

Iside fa vivere solo le forme che sono nutrite nel cuore, non nella mente dell’uomo.

Soltanto le creazioni animate dal “sentimento” (da non confondere con le emozioni), possono dunque prendere forma, perché il sentimento, ossia la variabilità della visione delle cose, diretta espressione del carattere dell’Unica Virtù, è l’unico fattore in grado di estrinsecare gli elementi contrari, dal cui contrasto scaturisce la vita psichica sul piano sia mentale che emotivo. Solo facendo astrazione dalla ragione dei sensi è possibile estrinsecare la facoltà creativa; e solo potenziando l’aspetto affettivo delle cose, si può enucleare l’apparente contraddizione che paradossalmente le fa vivere, ovvero gli opposti fattori da cui sono determinate e nel cui superamento risiede la saggezza.

Quando si cerca di interpretare il mondo interiore dell’ essere umano, si comprende che ciò che egli desidera quasi mai si realizza, perché il pensiero non ha potestà di creare la realtà nelle sue manifestazioni tangibili. Tutti sanno per esperienza che le difficoltà che si incontrano nel corso dell’ esistenza, sono tanto più gravi quanto più si è motivati all’azione. Tuttavia l’Iniziato sa bene che l’idea di una cosa e la sua realizzazione sono fasi diverse dell’ attività mentale, la creazione essendo la materializzazione della forma, che si oggettiva divenendo reale (antico detto: semina un pensiero ed otterrai un’azione). Le forme psichiche, di cui tanto si parla nelle scuole iniziatiche, non sono che un prodotto di idee elaborate nella mente, che l’uomo crea con un meccanismo analogo a quello riproduttivo degli esseri viventi, ove l’azione del pensiero sul Corpo Lunare genera la forma, che resta impressa sia nell’inconscio che nella mente che l’ha prodotta.

Il pensiero non implica infatti la creazione di forme psichiche, senza le quali nulla di ciò che l’uomo desidera può realizzarsi nella dimensione materiale. Perché si generi effettivamente la forma, serve l’intelletto e serve la volontà, che si conquista con l’esperienza e le dure pratiche di evoluzione psichica. .

Una volta prodotta, la forma non è però ancora in grado di oggettivarsi, traducendosi in un evento fenomenico, a meno che non possegga i requisiti necessari. Per la qual cosa serve un’anima intelligente e l’amore per la forma creata, che l’uomo deve imparare a nutrire in sé, per determinarla alla vita.

Quando un uomo pensa, si aspetta che il suo pensiero si realizzi, illudendosi che la sua intelligenza sia in grado di distinguere la realtà, dall’idea che egli si fa delle cose. Quando poi si scontra con le inevitabili difficoltà della vita, egli non comprende che esse derivano dai suoi stessi pensieri che, generati dall’intelletto, non trovano nell’incosciente un terreno fertile per svilupparsi.

Così trascorre la sua esistenza nell’illusione di essere libero, mentre il suo destino è segnato nell’Essere occulto che, giudice di ogni sua azione, accetta o respinge ciò che egli pensa o desidera. L’aver vissuto nell’ aspirazione ad una vita felice, evitando gli eventi più dolorosi e traumatici, non lo porrà al riparo dall’intimo meccanismo delle forme viventi nella sua anima, né dalla legge che regola la realizzazione del mondo mentale nella realtà fenomenica.

Questa legge determina che solo i pensieri più consoni “all’interiorità” dell’uomo sono destinati a concretizzarsi, mentre i desideri contrastanti col suo vissuto interiore resteranno tal quali furono concepiti, ossia materia di frustrazione e di sofferenza perché sempre, in ogni momento della vita, dalla mentalità occulta perverranno pensieri, immagini e proiezioni, a far naufragare i suoi sogni e-le sue aspirazioni.

La verità dell’essere umano è scritta nell’incosciente, nella sua anima antica, nel processo inconscio di interpretazione e decodificazione della realtà, che dall’anima attende i segnali determinanti dai quali scaturirà ogni nuova prospettiva, sia essa di amore odi dolore e malattia morale.

Se è vero che ogni cosa si esprime per il suo contrario, l’opposto dell’uomo vivente è l’Essere antico, l’Uomo Storico, che vive in lui ed è il protagonista delle mille esistenze che ne hanno segnato il percorso terreno.

Da quanto sopra esposto, risulta che solo quando le forme impresse nel Corpo Lunare divengono stabili si può pensare a una loro oggettivazione.

Pertanto l’uomo “normale” non riuscirà che a produrre il suo dolore, poiché il coefficiente necessario alla realizzazione di un qualsiasi evento psichico è dato dal connubio tra Principio intelligente e Corpo Lunare puro. Tutti gli sforzi del novizio di ottenere i suoi piccoli miracoli non avranno alcun esito favorevole, se egli non comprenderà che uno è il Principio intelligente, ma molte sono le cause della sua infelicità e moltissimi i semi dell’ albero della sua volontà imperfetta, che non genereranno frutti perché manca la purezza del Corpo Lunare, che conferisce alle forme potenziali l’energia necessaria perché divengano manifeste.

Quando si inizia la “strada” tutti ci illudiamo di essere finalmente degli Iniziati per il solo fatto di avere un Maestro, ignorando che un uomo inizia veramente solo quando reca in sé un Essere antico, che vuole tornare per vivere e forse per scrivere la sua storia.

Spesso occorre attendere degli anni, prima di comprendere il senso di semplici  verità elementari.

All’inizio tutto ciò che ci si deve aspettare è l’amore per il Maestro e la fiducia in se stesso, perché le idee che si vorrebbe veder realizzate, anche se benefiche e salutari, troveranno nell’incosciente un freno insuperabile. E questo rappresenta un problema che si dovrà risolvere, se si vorrà creare qualcosa di stabile in se o fuori di se. L’ostacolo sono dunque le forme psichiche, che sono state create nel corso dell’esistenza, che ci aggrediscono facendo in modo che ogni desiderio o aspirazione si infranga contro la loro granitica resistenza.

Potere che non appartiene alla forma, ma deriva dalle modalità della sua costituzione, dato che ogni forma conserva il dinamismo psichico del momento della sua creazione. Quando l’uomo soffre, crea una forma mentale che lo ossessionerà per anni e non gli darà pace, specie quando, col suo modo di vivere, egli la solleciterà ad entrare in azione, disturbando il suo pensiero e di storcendo la corretta percezione della realtà. L’uomo è dunque prigioniero delle sue forme psichiche e l’opera dell’Ermetismo comincia proprio dalla PURIFICAZIONE, cioè dalla sistematica, progressiva distruzione delle forme preesistenti all’iniziazione, nonché delle forti impressioni emotive loro connesse, essendo le forme mentali di natura tale da ritenere anche i sentimenti, i dolori o le gioie provati durante l’esistenza. In termini alchemici si dice che occorre superare la prova dei 4 Elementi.