Storia

GENESI DELL’ORDINE MARTINISTA

Rigel S:::I:::I:::

Martinez de Pasqually

La genesi dell’Ordine Martinista va ricondotta al 1758 quando Martinez de Pasqually[1] fonda l’Ordine degli Eletti Cohen dell’Universo, un Ordine sacerdotale con una sua dottrina, una sua filosofia ed una sua liturgia ed i membri che ne fanno parte debbono sottostare a delle regole particolari per compiere in modo ottimale i riti previsti dall’operatività dell’Ordine.

Martinez De Pasqually

L’origine della Tradizione Iniziatica posta in essere da Martinez non è del tutto chiara, anche se data per certa – almeno secondo i maestri di Papus (quindi ca. 150 anni fa) – seppure non completamente documentata. Tutto risale ad Emanuel Swedemborg[2] il quale riesce, nel 1720, a coordinare e riunire vari rami revisionati della massoneria operativa, con aspetti propri derivati da associazioni alchemiche ed ermetiche facenti capo all’Aurea Rosa+Croce. Operando in tal senso Swedemborg è riuscito a porre in essere un complesso sistema massonico-illuministico veicolato in tre sezioni distinte, e cioè:

  • sezione Massonica – composta da 4 gradi (Apprendista, Compagno, Maestro, Maestro Eletto)
  • sezione Illuministica – composta da 3 gradi Cohen (Apprendista. Cohen, Compagno Cohen, Maestro Cohen)
  • sezione della Rosa+Croce –  composta da 3 gradi (Grande Architetto Apprendista Rosa+Croce, Cavaliere Rosa+Croce, Rosa Croce Illuminato o Kadosh).

Il percorso iniziatico previsto da Swedemborg quindi, al di là della nomenclatura dei vari gradi e della formulazione in differenti sezioni, tende a portare in un’unica struttura i fondamenti della Tradizione Occidentale che, avendo come base la Massoneria speculativa, si sviluppa medianti studi ed operatività ermetiche e cabalistiche percorrendo così un unico filo conduttore rosacrociano (ermetismo magico, caro a John Dee, Robert Fludd e Michael Maier).

La trasmissione del deposito iniziatico a Pasqually proviene quindi da Swedemborg grazie ad una patente concessa, molto probabilmente, da Carlo Edoardo Stuart, forse attraverso il cavaliere de Ramsey, direttamente al padre di Martinez[3]. La teosofia di Pasqually, detta Martinezismo, mutua la proposta sincretica di Swedemborg in una realtà che vede l’Illuminismo pienamente operante, ove si cerca di tracciare una via in grado di realizzare, per i propri discepoli, un contatto cosciente e diretto con le “entità” appartenenti a “piani” più elevati rispetto al nostro, ed attraverso questa operatività, consentire ai discepoli stessi di accedere ai presupposti per una reintegrazione dell’essere umano al suo stato anteriore a quello della cd. Caduta[4].

Nel 1764 Martinez fonda a Bordeaux la Loggia Madre dell’Ordine degli Eletti Cohen con il nome di “La Perfection Elue Ecossaise” e due anni dopo, nel 1766, fonda la Loggia “La Française,”, ove dà vita ad un altro Capitolo Cohen, loggia che viene riconosciuta regolare dalla Gran Loggia Di Francia.

Come si può rilevare, Martinez inizia a reclutare i propri adepti principalmente nella Massoneria, anche se non disdegna di accogliere tra i suoi discepoli qualche elemento proveniente dal mondo profano, ritenuto comunque idoneo a comprendere i suoi insegnamenti esoterici. Questi elementi vengono tuttavia rapidamente iniziati ai primi tre Gradi Azzurri, grazie ad una “patente” massonica, riconosciuta dal Grande Oriente di Francia, che consente a Martinez di operare in tal senso[5]; i primi tre Gradi Azzurri della Massoneria sono quindi propedeutici per passare all’Ordine Interiore, ove viene conferito prima il grado Apprendista Cohen, poi Compagno Cohen, ed infine Maestro Cohen[6]. Superato questo primo passaggio, vi è la possibilità di passare ai gradi superiori di Gran Maestro Eletto Cohen, Cavaliere d’Oriente, e Comandante d’Oriente. A questi seguono i gradi di una classe segreta, chiamata dei REAU + CROIX.

Come si è visto quindi, l’Ordine lavora esteriormente utilizzando i primi tre gradi della Massoneria simbolica o azzurra (Apprendista, Compagno e Maestro), andando a reclutare, per lo più, ma non solo, come sopra accennato, in questa Istituzione i propri adepti. Accanto a questa attività più visibile, gli Eletti Cohen formulano dei propri Statuti, un complesso rituale e un articolato sistema operativo di alti gradi distribuito in quattro classi iniziatiche. Per semplificare al massimo si può dire che:

  • la prima classe: è costituita dai tre Gradi Azzurri della Massoneria;
  • la seconda classe (chiamata del Portico) è formata da altri quattro gradi;
  • la terza classe (detta del Tempio) è composta da due alti gradi;
  • l’ultima classe – segreta – appartengono solo i  Reau+Croix.

Risulta quindi chiaro come i primi tre gradi della Massoneria fungano da mero supporto e base per l’Ordine degli Eletti Cohen dell’Universo. L’Ordine conferisce ai propri membri quegli elementi di natura rituale atta al compimento dei riti previsti e che, dalle più semplici operazioni, portano a compiere l’evocazione del Riparatore, cioè del Cristo di Gloria[7], ovvero attraverso i lavori magico – teurgici, riescono ad ottenere l’apparizione della cosiddetta Chose, la manifestazione di una particolare forza, di natura misteriosa.

Nel 1767 Martinez riunisce i vari Capitoli fondati in Francia nell’unico Sovrano Tribunale dell’Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell’Universo e nel 1772 si reca a Santo Domingo, ove muore, il 20 settembre del 1774, all’età di 47 anni. Prima di partire, comunque nomina S. I. I. i seguenti discepoli:

  • BACON DE LA CHEVALERIE,
  • B. WILLERMOTZ,
  • DU ROY D’HAUTE RIVE,
  • DE LUSIGNAN
  • LOUIS CLAUDE DE SAINT MARTIN.

e nomina, come suo legittimo successore, Bacon de la Chevalerie; questi, in qualità sostituto del Gran Maestro, risulta quindi essere il suo primo successore.

A questo punto, a seguito della prematura morte di Martinez, le cose un po’ si ingarbugliano e sembra che i contatti documentali tra tutti i Cohen vadano perduti, ma non la continuità iniziatica: gli Areopaghi Cabalistici infatti continuano il loro riservato lavoro. Uno degli ultimi rappresentanti diretti dell’Ordine degli Eletti Cohen risulta essere Destigny che muore nel 1868; i successori degli Eletti Cohen alla fine del 19mo secolo sono: Bergeron, Carlo Michelsen (Danimarca) e Eduard Blitz (USA)[8]; da rilevare che la dottrina e gli insegnamenti segreti del Maestro vengono propagati attraverso altri due rami: quello di J. B. Willermotz, per mezzo dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa (ordine massonico) e quello di L. C. de Saint Martin, attraverso l’Ordine Martinista.

I principali protagonisti della storia dell’Ordine Martinista sono quindi tre Cohen e cioè:

  • LOUIS CLAUDE DE SAINT MARTIN,
  • JEAN BAPTISTE VILLERMOTZ,
  • BACON DE LA CHEVALERIE

Qui di seguito si può rilevare dalla tabella che viene riportata uno schema riassuntivo della genesi dell’Ordine degli Eletti Cohen.

Louis Claude de Saint Martin

Louis Claude De Saint Martin

Louis Claude de Saint Martin nasce ad Amboise, il 18 Febbraio 1743, e viene iniziato da Martinez de Pasqually nell’ottobre del 1768 e intorno alla fine del 1770 ne diventa il segretario. In considerazione della sua intima natura speculativa, tendente ad un illuminato e puro misticismo, e sentendosi sempre più a disagio con le operatività magio-teurgiche proprie dell’Ordine Cohen, alla morte del Maestro si distacca gradualmente da tale percorso per costruire un suo sistema esoterico che si riconduce all’Ordine dei Filosofi Incogniti, un’antica fratellanza gnostica e rosacrociana, ramo dei Fratelli d’Oriente, ordine iniziatico costituito nel 1090 a Costantinopoli, cui appartennero, tra l’ltro: Henri Kunrath, Henry Sethon, Sendivogius, il duca Sexenius Comnes, Jacob Böhme e Radolphe Salzmann.

II 4 Luglio 1790 Saint Martin si dimette da tutte le associazioni alle quali sino da allora aveva appartenuto, per dedicarsi esclusivamente ad una nuova disciplina esoterica. Tra i suoi scritti si rilevano molte opere mistiche e filosofiche (Des erreurs et de la verité, 1775;Tableau naturel, 1782; L’Homme de Désir, 1790; Hecce Homo, 1792; Le Nouvel Homme, 1792), ed inizia una lunga catena di iniziazioni libere da “bocca a orecchio”, senza quindi la necessità di operare in loggia.

Dai documenti tuttora conosciuti non si è certi che Saint Martin fondi dei propri gruppi né tantomeno un ordine di qualsiasi tipo, tuttavia, da un esame della sua corrispondenza,  si apprende però che esiste un gruppo, od una società, la “Società degli Iniziati” (fondata da Willermoz nel 1785) e che da questa sorge la ”Società dei Filosofi Incogniti”, chiamata anche come “Amici Intimi di Saint Martin”, la quale avrebbe annoverato tra i suoi componenti personaggi molto importanti, quali: Khunrath, Gitchel, Salzman, Böhme; inoltre dai nomi noti si rileva che alcuni di questi sono Cohen. L’appellativo che si danno i componenti la Società è quello di “S.I.” cioè Superiori Incogniti; questi adepti utilizzano, nelle loro iniziazioni, la cd. “imposizione delle mani” sopra l’iniziato. Oltre al grado S. I. Martinista, viene conferita anche l’iniziazione Martinezista. Nella scuola di Saint Martin, anche se si trasmette linsegnamento generale di Martinez de Pasqually, vengono messe da parte le operatività teurgiche, con la motivazione che queste possono essere ritenute dannose per l’equilibrio mentale degli Discepoli.

Come si può rilevare quindi Saint Martin, ritiene di dover perseguire un proprio percorso iniziatico interiore, cardiaco, che riprende le antiche iniziazioni rituali e dirette, ed a tale proposito afferma: “La sola iniziazione che io prèdico … è quella col cui mezzo possiamo entrare nel cuore di Dio e Dio può entrare nel nostro cuore[9]. Sembra quindi che Saint Martin vada a rinnegare le passate esperienze teurgiche martineziste, per adagiarsi in una via mistica, contemplativa. La questione però non è così semplice come appare: verso la fine della sua vita lo stesso Saint Martin scrive: “Martinez de Pasqually avait la clef active, mais il ne nous croyait pas en etat de porter ces hautes verites[10]” (Martinez aveva la chiave attiva, ma non credeva che fossimo in grado di portare queste alte verità).

Il percorso iniziatico di Saint Martin in definitiva è una via “interiore”, un continuo “conosci te stesso”, studio ed analisi che deve portare ad udire la “voce del silenzio”. Il Martinista che intende il Filosofo Incognito è: “il viandante, spesso raffigurato mediante la nona lama del Taro, l’Eremita, che avanza cauto e circospetto, poggiandosi sul bastone dai sette nodi, che è in possesso di una luce che dapprima da fermo ha intravisto, da cui successivamente si è lasciato compenetrare, poi avvicinandosi ad essa l’ha fatta sua. Egli è coperto da un mantello il cui interno è dotato delle stesse proprietà isolanti del mantello di Apollonio che rendono chi lo indossa potente nella volontà trasmutatrice, non distratta dalla mondanità e dai condizionamenti del secolo. Questo viandante, l’eremita della nona lama del Taro, è il Superiore Incognito (…) Essere desti, essere svegli è la meta prima fondamentale, la condizione primaria in mancanza della quale nulla può prender vita, nulla può animarsi od essere animato, neppure i riti che muovono energie immense e sconosciute ai più; i riti hanno, in condizioni diverse, efficacia reale, un effetto allucinatorio che può presentarsi alla coscienza, ma solo dell’operatore impreparato ad operare. E’ dal famoso bilancio della propria personalità, del proprio essere, che prende le mosse ogni andare ed è dalla correzione delle cose distorte o carenti o negative che si giunge all’equilibrio perfetto in cui compare l’Angelo o il Daimon, che dir si voglia. Ed è in questo stato (come condizione d’essere e di coscienza), che si può allora parlare di operatività (…) allora [il Martinista], con gli strumenti che l’Iniziatore gli pone in mano, potrà con frutto incominciare il suo lavoro ed accingersi ad operare[11]”.

Crediamo che con le poche parole di cui sopra Nebo, uno dei nostri Maestri Passati, sia riuscito a sintetizzare l’operatività di Saint Martin, la quale può essere compenetrata solo da chi, una volta risvegliato, operi effettivamente in sé, per sé e con sé. E riteniamo che ciò possa chiarire, una volta per tutte, quanto sia improduttivo e fuorviante voler trovare un profondo, inconciliabile solco tra quanto propugnato da Martinez e la ricerca interiore di Saint Martin[12].

Due vie iniziatiche che, percorrendo, in parte, sentieri differenti, ma paralleli, fanno giungere l’Iniziato alla conquista della Luce.

I seguaci di Saint Martin si espandono in tutta l’Europa, inclusa la Russia e si riuniscono in circoli molto riservati, composti da pochi, selezionati membri.

IL MARTINISMO DI GERARD ENCAUSSE (PAPUS)

Poco prima abbiamo osservato che ognuno dei tre Discepoli di Martinez, cioè: Saint Martin, Willermoz e B. de la Chevalerie, ha portato avanti il messaggio tradizionale del Maestro, andandolo ad adattare alla propria personale natura, cercando cioè di tracciare un percorso iniziatico che rispondesse alle attitudini di ricerca e di studio che lo stesso sente più vicine a sé. 

La prosecuzione del messaggio iniziatico vede Saint Martin che inizia, tra gli altri, l’Abbé de la Noue; a sua volta la Noue dà la trasmissione ad Andrea Chenier (il quale poi perisce, ghigliottinato, durante la rivoluzione Francese) e poi a M. Hannequin il quale inizia a sua volta H. de la Touche che a sua volta inizia Desbarolles che a sua volta inizia madame Amélie De Boisse de Mortemarte che inizia  il proprio nipote, Augustin Chamboseau (17/6/1868 – 2/1/1946).

Augustine Chamboseau

Da parte sua Bacon de la Chevalerie inizia J.A. Chaptal, il quale inizia un Fratello rimasto sconosciuto il quale conferisce l’iniziazione a Henri Delaage che a sua volta, in punto di morte, inizia Gerard Encausse (13/7/1865 – 25/10/2016) dichiarandolo Superiore Incognito.

Tralasciamo di illustrare l’attività di J.B. Willermoz per il quale, basti sapere, in questa sede, che veicola tutti i suoi sforzi iniziatici riversando la conoscenza di Martinez nella tradizione Muratoria, fondando il Rito Scozzese Rettificato[13].

Avviene quindi che Chamboseau ed Encausse (provenienti da due filiazioni differenti, il primo da St. Martin e l’altro da de la Chevalerie), frequentano lo stesso gruppo di occultisti a Parigi[14], non tardano a riconoscersi come discepoli diretti di Saint Martin, e cioè come provenienti dalla stessa tradizione iniziatica che, in definitiva, fa capo a Martinez.

Andando però ad esaminare con un po’ di attenzione le due distinte “filiazioni” riportate sinteticamente poco sopra, non si può non rilevare come:

  • Chamboseau sia stato iniziato da una donna, la zia Amélie (cosa questa del tutto irregolare in quanto nel Martinismo, da sempre, alle donne non è stata conferita la capacità di trasmettere l’iniziazione);
  • G. Encausse, da parte sua, presenta un “buco” nella propria filiazione in quanto non si conosce l’iniziatore di Henri Delaage (linea tradizionale interrotta).

Alla luce di questa situazione, ritenendo di fare cosa giusta, Chamboseau e Encausse decidono di “regolarizzarsi” a vicenda, scambiandosi le rispettive iniziazioni e, poiché il gruppo cui i due appartengono risulta essere molto attivo, cooptano dei Fratelli e stabiliscono di dare a questo sistema dei contenuti tradizionali più concreti e pregnanti, per cui fondano nel 1888 l’Ordine Martinista.

Riepilogando, queste sono le successioni:

Con la costituzione dell’Ordine Martinista inizia la seconda fase dell’insegnamento del pensiero proprio di Saint Martin, essendosi evidentemente esaurita la prima che ha visto protagonisti personaggi molto famosi, soprattutto nel corso e dopo la Rivoluzione  Francese; furono infatti Martinisti: Condorcet, Mirabeau, Mesmer, Dupont, Cazotte (giustiziato durante il Terrore) e molti altri. Il Martinismo non può che uscire con le ossa rotte dalla Rivoluzione e, di conseguenza, nel periodo dell’Impero non conta più che pochi gruppi, sparsi qua e là.

Gerard Encausse – Papus

Nel Marzo del 1891 gli iniziatori liberi riuniti a Parigi, votano la Costituzione di logge regolari sotto la giurisdizione di un Supremo Consiglio, composto da 12 membri[15], i quali sono eletti a vita, e che ha il compito di promuovere il “progetto iniziatico” e di regolare l’attività dell’Ordine.

E’ noto che l’anima e l’animatore di questo gruppo di scelti esoteristi sia Gerard Encausse, il quale, come si può rilevare dai principali esponenti del Movimento, chiama attorno a sé i suoi Fratelli Martinisti, peraltro già iniziati come lui individualmente. Va detto quindi, con chiarezza, che nell’Ordine Martinista, pensato e realizzato da Papus e da altri Fratelli Martinisti, non si ravvisa nessuna commistione con riti massonici ovvero altri tipi di iniziazione di derivazione pseudo ecclesiastica.

Così costituito, l’Ordine Martinista registra un rapido sviluppo e ben presto conta circa 20.000 fratelli in tutto il mondo, vera élite intellettuale e spirituale.

I fondamenti dell’Ordine Martinista sono:

  • Aperto a “tutti gli uomini e donne di desiderio”
  • Sistema iniziatico veicolato in 3 gradi: Associato (ordine esterno), Iniziato e Superiore Incognito (ordine interno);
  • I Superiori Incogniti possono diventare Liberi Iniziatori mediante apposita investitura.

Gerard Encausse, Papus, il grande divulgatore e motore propulsore dell’Ordine Martinista, muore il 25 ottobre del 1916 a soli 51 anni, lasciando aperta la propria successione.


[1] Il nome completo è Jacques de Livron Joachim de la Tour de la Case Martines de Pasqually, nato a Grenoble nel 1727 e morto a Santo Domingo il 20 Settembre del 1774.

[2] Emanuel Swedemborg (Stoccolma, 29/1/1688, Londra 29/3/1772) si distingue subito come scienziato e inventore, occupandosi di numerose discipline, quali: chimica, anatomia, matematica, alchimia, astrologia musicologia, nonché di vari studi umanistici, quali: massoneria, filosofia omeopatia. Uomo erudito, si dice che parlasse fluentemente undici lingue.

In tarda età, a 56 anni, inizia ad esplorare una nuova dimensione della sua vita, facendo numerose, varie esperienze riguardo visioni di un mondo spirituale, asserendo, tra l’altro, di comunicare con gli angeli e gli spiriti, aggiungendo che questi spiriti guidano la sua interpretazione delle Sacre Scritture.

Riguardo agli Angeli (argomento questo molto trattato e discusso da tutto il movimento rosacrociano) Swedemborg asserisce che questi appartengono tutti al genere umano, quindi non sono stati creati prima dell’uomo e nemmeno sono di una natura diversa, ma piuttosto si tratta di uomini che sono riusciti a raggiungere uno stato di perfezione. Si tratta quindi di esseri particolarmente evoluti, comunque di natura umana, tanto che Swdemborg dice che ogni uomo è destinato a diventare Angelo dopo la morte, ovviamente se ha condotto la sua vita secondo criteri orientati al bene e nella verità. Gli Angeli, di conseguenza, non sono tutti uguali; riguardo a questo aspetto Swedemborg stila una “classifica” che dovrebbe suddividerli in base al rispettivo grado di “evoluzione”, per cui esistono Angeli del Primo Cielo, o Angeli Naturali, Angeli del Secondo Cielo (o Cielo Medio), cioè Angeli Spirituali, e Angeli del Terzo Cielo (o Cielo Intimo), cioè Angeli Celesti; questi ultimi sono più perfetti nell’Amore e nella Sapienza di Dio. Anche il grado di conoscenza li differenzia. Gli Angeli Celesti sono enormemente più sapienti degli Angeli Spirituali che a loro volta sono enormemente più sapienti degli angeli Naturali.

Cfr. : F.M. Crasta, La filosofia della natura di E. Swedenborg, Milano, Angeli, 1999; E. Swedenborg – Cielo e Inferno – con una biografia di E. Swedenborg a cura di Paola Giovetti, Mediterranee, 2004; E. Swedenborg – Conversazione con gli Angeli, Mediterranee, 2004.

[3] G. Ventura, Tutti gli Uomini del Martinismo, Atanor,  1978, p. 27

[4] La dottrina di Martinez è estremamente complessa e fa continuo riferimento a miti e tradizioni risalenti alla notte dei tempi. In questa sede non possiamo entrare in argomento per cui si consiglia di leggere il suo testo fondamentale “Trattato sulla Reintegrazione degli Esseri” (tradotto dal Martinista Mario Aceti) e l’elaborato:  ” La “caduta” e la Reintegrazione degli Esseri secondo Martinez de Pasqually” di Rigel S.I.I.

[5] Nel 1760 incomincia ad iniziare i suoi discepoli nella sua prima Loggia intitolata “Josuè” ove opera come Capitolo massonico Operativo con il titolo di “Tempio degli Eletti Cohen

[6] Da rilevare come i termini distintivi dei gradi di Pasqually siano molto simili a quanto proposto da Swdemborg.

[7] Evocazione, sembra, mai riuscita, per quanto il mistero della stessa sia tuttora celato ai più.

[8] Blitz viene iniziato all’Ordine di Willermotz, i Cav. Beneficenti, e al Rito di Memphis e Misraïm

[9] Citato da G. Ventura, op. cit, p.25

[10] Corrispondenza con Kircheberg 11/7/1796.

[11] Nebo, L’Iter Operativo Martinista

[12] Gastone Ventura ha insistito sempre molto, ed anche in modo energico, sulla contrapposizione rilevata tra le operatività teurgiche di Martinez rispetto alla ricerca teosofica di Saint Martin, non comprendendo, a nostro avviso, che questi due grandi Iniziati erano riusciti a trovare, e quindi a percorrere, una propria via – di certo più congeniale alla loro rispettiva natura – ma che, ciascuna delle quali, conduce allo stesso approdo. Ventura esplicita a lungo questa sua convinzione  nel suo libro Tutti gli Uomini del Martinismo, op. cit.

[13] Per approfondimenti sull’attività di Willermoz in Massoneria ed al suo Ordine dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa (Scozzese Rettificato), il Convento di Wilhelmsbad (1782) ed i rapporti con la Stretta Osservanza di von Hund,  per avere una visione sintetica, cfr. V. Soro, Il Gran Libro della Natura,  Atanor, 1921, p 23 nota 1.

[14] Ci si riferisce all’Ordine Cabalistico della R+C+ fondato da Stanislao de Guaita nel 1888 con Giuseppe Peladan (portatore della filiazione attraverso il fratello Adriano Peladan che l’aveva ricevuta, a sua volta, da Lacuria). La successione della Tradizione attinente alla R+C Cabalistica (presente informalmente), prima della costituzione ufficiale da parte di de Guaita, vede impegnati: Bulwer Lytton, Eliphas Levi, Lacuria, Adriano Peladan. Cfr. Nebo,  La Rosa Croce Kabalistica e la sua filiazione

[15] I membri che costituiscono il primo Supremo Consiglio sono: Encausse, Chamboseau, de Guaita, Chamuel, Sédir, Adam, Barrés,J. Peladan, Lejay, Montière, Barlet e Burget; cfr. R. Ambelain, Il Martinismo, Amenothes, Genova, 1993.